Giornate Solari

Mi sento ancora abbagliato dal Sole.

Fu come svegliarsi all’improvviso, tra i vicoli di Napoli, in un’estate diversa. Fu come riscoprire il sorriso, l’allegria della luce, la fortuna di poter condividere un pensiero o qualche sogno. Aprire finalmente le imposte, gli scuri tetri della noia, gli impacci di un amore ormai sbiadito, alle lame di luce del conforto, dell’empatia di chi anche solo col pensiero è sempre con te. E misteriosamente lo è al di fuori del tempo e dello spazio, senza un prima né un dopo.

Avevo sempre immaginato il centro di Napoli come il luogo perfetto di un amore carnale. Ma non avevo messo in conto che la bellezza asfissiante degli intarsi barocchi o dei freddi intrecci di marmo, o che le roventi mura di piperno, o l’odore abbozzato di incenso nelle chiese antiche disabitate, potessero invece portarmi la fortuna di un amico.

Estate ’12

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Zeitgeist


Appena batte il tamburo di questa Canzone, ecco che la mia mente, il mio cuore e la mia anima fanno un balzo nel passato. E mi ritrovo nelle notti di inizio estate, o in quelle notti ancora calde di Settembre, quando in attesa dell’inizio della scuola si poteva fare ancora tardi, magari parlando al telefono, o guardando la TV… Quel silenzio della casa, il ronzio del televisore a basso volume, la brezza pulita e fresca della città che scandiva le ore notturne… Ecco Napoli. 1996. Perso nel mio mondo di libri. Libri contorti di cui, nonostante tutto, riuscivo a comprendere il sottile significato che silenziosamente si insinuava nel mio animo perché non c’era nulla che volessi di più che capire: dovevo conoscere la vita prima che fosse esplosa davanti a me cogliendomi impreparato.
E leggevo. Era la mia unica fonte di risposte, alla ricerca disperata di un segno, di un lampo che d’improvviso mi mostrasse tutto quanto, alla ricerca di una soluzione a tutti i miei turbamenti. Alla ricerca del momento perfetto, quello in cui tutto sarebbe stato splendentemente chiaro, e avrei dominato la città, avrei trovato l’amore quello che avrebbe ricucito ogni mia ferita, riscattato le attese, riscattato il dolore… Canzoni, mappe, romanzi, elenchi telefonici. Il cielo azzurro, un silenzio assordante. Il centro di Napoli mi avrebbe abbracciato nella sua arte, tra le sue chiese, tra tutti quei palazzi, quelle opere, quei colori che conoscevo intimamente, e che sembravano dare un senso a tutto ciò che sarebbe arrivato – perché sì, sarebbe arrivato, perché nel mio sguardo fiero non avrei avuto paura di nulla. Era solo questione di tempo e la città mi avrebbe restituito tutto. Tra una sigaretta, una birra, un lampione, piazza San Domenico, la scalinata di Santa Maria La Nova, l’aria di mare nelle notti di Luglio. Quel profumo estivo sarebbe stato il profumo del mio amore, il divertimento, le notti, la pelle, gli orgasmi, le lenzuola, tutto.

Prima o poi, presto o tardi, sarebbe arrivata la gioventù.

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Anytime Soon.

Estate.

Calore pazzesco mentre preparo le mie cose per un viaggio improvviso, inaspettato, lontano. Al Sole apro le braccia nella brezza mentre cammino lungo la mia strada e Lucinda Williams risuona nella mia testa. Note occidentali, ardenti di sud, di terreni aridi e mari caldi. Inconsapevole ma inconsciamente preparato, sto per ritrovare la mia vita, quella che da tanto cerco, quella che oggi sto perdendo di nuovo.

Waikiki.

Ho preso un drink. Non so nemmeno che cosa sia. Forse una birra ghiacciata o forse qualcosa di più forte. Ma sono stato me stesso. Anche quando mi hai offerto una sigaretta. Avrei potuto benissimo accettare ma invece sono rimasto col sorriso, intrecciato in quel nostro gioco di sguardi e ti ho semplicemente accompagnato fuori dove tutti gli altri si raccoglievano per fumare. Di quella sera forse al di là delle parole ricorderò sempre la penombra, i luccichii nei nostri occhi complici, il riflesso del tramonto tropicale, la quiete del nostro mondo mentre tutto il resto balla al primo piano di quel bar. E’ strano come ci si possa riconoscere anche quando ci si trova all’altro capo del mondo. Bastano poche parole, bastano gli occhi, basta un secondo ed ecco che all’istante si parla la stessa lingua, e l’universo circostante si zittisce perché non sono più le orecchie ad ascoltare.

Notte.

Percorro l’ultimo tratto di Kalakaua Avenue mentre la brezza spira tra le palme portando con sé l’odore notturno del mare. Non riesco a formulare pensieri. Sento forte un’urgenza improvvisa che riempie tutti gli spazi della mia mente. Sono solo cosciente del fatto che qualcosa dentro me finalmente è cambiato. Sono consapevole che con ogni probabilità di lui non sentirò più parlare e non sono nemmeno certo che quello strano appuntamento tra le strade di San Francisco possa davvero concretizzarsi. Ma ciò che davvero brucia la mia anima è la sensazione che inaspettatamente sia arrivato il momento in cui tutto non sarà mai più come prima. Imbocco Ala Moana Boulevard e attraverso le aiuole nel silenzio più assoluto della città. La vita ha più senso adesso. Tutto acquisisce un colore, un’energia, un significato. Perfino quell’improvviso rumore sordo che risuona quasi come un colpo di cannone sparato a chilometri di distanza nel cuore della notte. Un secondo di silenzio. E poi un sibilo crescente. Un rumore rilassante e tranquillo di acqua corrente.

Resto lì, fermo, con le braccia distese, nella notte di Honolulu mentre gli irrigatori notturni rinfrescano le piante tropicali e l’essenza della mia anima finalmente rinasce.