Informazioni su Bobo

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Transitando

Resta la luce. Le ombre lunghe delle paraboliche sui tetti, gli alberi spogli, i palazzi illuminati dal Sole.
Cos’è questo vuoto? Cos’è questa sensazione, questo tramonto del cuore che si riflette sugli infissi, sulle finestre lucenti con un senso di inarrivabile nostalgia?

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È come il risveglio da un sogno nel mezzo della notte, nel buio confuso della solitudine, nell’angoscia profonda dello smarrimento, nel dolore intensissimo della bellezza.

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In Trutina

In trutina mentis dubia
fluctuant contraria
lascivus amor et pudicitia.
Sed eligo quod video,
collum iugo prebeo:
ad iugum tamen suave transeo.

Dondolato in un turbine. Spinto, frenato, colpito, steso, inebriato. Illuso. Disperato. Non c’è parte di me che non partecipi alla vita di tutto, al continuo flettersi dei rami al vento.

Siamo piegati da ogni lato come scariche elettriche.

Parti di me sono indolenti, altre bruciano. Gesti, azioni, ricordi, parole. Tutto ha il suo lato tagliente. Tutto può essere arma. Tutto può essere strumento di piacere. Effimero. Solitario. Egoista.

La vita fa di tutto per gettarmi sul fondo, soffocarmi con la melma. Ma resisto bene in apnea. Risalgo la corrente. Ricado ma nuoto. Piango. Perdo fiducia. Mi arrabbio. “Ma scelgo ciò che vedo”. Non posso permettermi più il lusso di ipotecare il futuro.

Non c’è sogno più illusorio di una terra promessa.

January and February

Pubblico qui un racconto (autobiografico) che scrissi nel lontano 2003. Ritrovato per caso ricordando la tragedia dello Shuttle Challenger a 30 anni di distanza.


January 28, 1986

11:00 am
Ci hanno detto di sederci. È venuta anche Mindy e perfino Mrs Cox. Sono tornato al mio banco e ho poggiato la testa tra le braccia. Sono stanco. Ho voglia di giocare ancora un po’ con gli altri.
Mindy è andata ad abbassare le tendine nell’aula. Non capisco cosa stiano organizzando. Forse una nuova noiosa visione di quel cartone animato sui Padri Pellegrini?…

11:05 am
Mi sbagliavo. Non hanno abbassato lo schermo ma in compenso hanno portato un televisore nell’aula. È poggiato su un carrello. È strano vedere un televisore in un‘aula di scuola. Siamo tanti e il televisore è piccolo. Forse anche un po’ vecchio. L’atmosfera è improvvisamente eccitante.

11:10 am
Hanno appena finito di montare il televisore e l’hanno acceso. Si vede bene dal mio banco. Nell’aula filtra un po’ di luce tra le tende. Fuori c’è il sole. Dopo sul prato ci sarà da divertirsi.

11:12 am
Con sorpresa mi sono accorto che per televisione si vede ora lo Shuttle sulla rampa di lancio e in alto a sinistra c’è il conto alla rovescia. Ms Cave ci ha detto di stare attenti perché oggi una maestra volerà nello spazio ed è la prima volta. Quindi vedremo in diretta il decollo.
La cosa mi riempie di emozione. Sono stato a Cape Canaveral nelle vacanze di Natale. Ho visto lo Shuttle Columbia mentre era in riparazione. Era in preparazione del lancio che c’è stato qualche settimana fa.

11:15 am
Con Austin mi sono divertito ad elencare i nomi degli Shuttle. Columbia, Challenger, Discovery, Atlantis. Io ho detto anche Enterprise, anche se non è un vero shuttle perché nessun astronauta ci ha mai volato. Austin ha detto che non era valido.
Ms Cave ci ha ripresi. Ha detto che dovevamo stare attenti.

11:22 am
La direttrice dall’altoparlante dell’aula ci ha spigato di nuovo la stessa cosa. Dobbiamo essere orgogliosi di questa maestra perché porta un po’ di tutti noi alunni nello spazio. È bello questo fatto. Anche io vorrei andare nello shuttle. Anche io vorrei diventare astronauta. Anche Ali mi ha detto che vorrebbe. Magari più tardi giochiamo a fare gli astronauti.

11:30 am
Ms Cave è in piedi di fianco al televisore. L’uomo che commenta alla tv ci dice che sulla rampa c’è il Challenger. Ogni tanto passa la foto della maestra. Si chiama Christa McAuliffe. Una volta in orbita mostrerà a tutti, come in una lezione, come lavorano gli astronauti e come funziona lo Shuttle.
Ma quando parte? Fanno vedere solo quest’uomo che parla e non fanno vedere più lo shuttle sulla rampa.

11:37 am
E’ iniziato il count down ad alta voce. La rampa è deserta. Ad un tratto la telecamera riprende i tre motori del Challenger. Si accendono. Tutto sembra tremare.

11:38:00 am
Liftoff! È bellissimo vedere lo Shuttle sollevarsi. Quel rumore splendido, quel rombo assordante. Via, verso lo spazio! Cape Canaveral si riempie di fumo. Io ci sono stato lì, penso.
Tutti noi bambini siamo presi dal televisore. Gli occhi grandi e fissi. Anche Ms Cave, Mindy e Mrs Cox guardano attentamente senza muoversi.

11: 39:00 am
L’uomo alla tv dice che lo shuttle in pochi minuti arriverà in orbita. Mi chiedo fino a dove la telecamera riuscirà ad inquadrarlo. Chissà se si riesce a vederlo nello spazio.

11:39:13 am
Mentre il Challenger sale verso il cielo una strana nuvola bianca lo ricopre. Sembra fumo. Un attimo dopo c’è nel cielo solo una grossa esplosione. I razzi laterali continuano a volare da soli all’impazzata. Ci sono diverse scie nel cielo. Sembra una grande ipsilon.
Ma che succede? Dov’è il Challenger?

11:39:20 am
Ms Cave sottovoce, “Oh, my God! My God!”. Noi bambini non capiamo. C’è all’improvviso un silenzio terrificante. Poi dei sospiri. Che succede? Che succede? Mrs Cox è corsa fuori dall’aula e Mindy urla di nuovo: che succede?
Anche in tv nessuno parla. Ho il cuore che mi batte forte. Ma cosa è accaduto? Il commentatore con voce piatta dice incredulo: “obviously a major malfunction”.

11:40 am
Improvvisamente dall’altoparlante dell’aula la direttrice ci parla. La sua voce è rotta dal pianto e dai singhiozzi. “The Space Shuttle blew up!” ci dice tra le lacrime.
È esploso. È esploso il Challenger! Sono morti. Sono morti tutti! Tutti! Coinvolti dal pianto della direttrice anche noi bambini ci mettiamo a piangere. Ho paura. Cosa sta succedendo?, mi chiedo. Voglio tornare a casa! Ho molta, molta paura. Mi scendono le lacrime. Tante lacrime, mentre il televisore, in silenzio, continua a mostrare quel tratto di cielo azzurro vuoto ma ancora pieno di scie bianche…

In memory of Mission STS 51 – L (Space Shuttle Challenger)

To all of us, kids of America, that on January 28, 1986 were shocked by this tragic event. We will always keep this memory alive in our hearts and bear its dreadful images.
We will forever praise the 7 heroes who lost their lives on that January morning.

“I touch the future, I teach” – Christa McAuliffe

February 1, 2003

4:11 pm
Mi è arrivato un messaggio. Cristiana mi dice: “Hai visto cosa è successo allo Shuttle? È una tragedia!”.
Lascio tutto. Mi tremano le mani mentre poggio il cellulare. Ho gettato a terra i libri. Ho acceso il computer.

4:20 pm
Non ho il televisore. Vedo il sito della CNN. Guardo la BBC con il RealPlayer. La Nasa ha perso i contatti col Columbia al rientro. Ho il cuore che batte forte.

4:27 pm
Ho visto quelle immagini…È senza dubbio un’esplosione…
È successo… Oddio, è successo di nuovo. Quell’incubo si è ripresentato ai miei occhi. Quella ferita antica si è riaperta. Ma nessuno lo comprende. Nessuno, tra chi mi sta accanto.

Ho le lacrime che mi scendono come un bambino. Tremo e non ho nulla da dire.

Addio Columbia.

Obstacles

Dove sono? Chi sono? Alle volte la mia immagine sbiadisce, sfoca e perde i contorni. E’ difficile riconoscersi, è difficile dare un senso alle cose che accadono, alle persone che incontriamo, alle parole che lasciano le nostre labbra e si disperdono e non vibrano nella maniera in cui vorremmo.

Sono scuro. In continua lotta con l’orizzonte degli eventi, incapace di dispensare luce ma desideroso di brillare.

Ogni volta mi illudo di portare luce, di illuminare, come una stella, come un faro nella notte, ma forse sono solo un pianeta disperso e senza atmosfera.

Che senso ha salvare quando in realtà si vorrebbe solo essere salvati? Che la propria salvezza passi attraverso la salvezza degli altri? O forse tutto questo è il paradigma attraverso il quale si estrinseca l’amore?

Io so solo che i sentimenti ti espongono al vento tagliente del cinismo del mondo, a quel fiume di fango che soffoca la purezza, a quella volontà tutta umana di non celebrare la gloria della bellezza e di accecare, per paura, ogni tentativo di scorgere una speranza.

Ma io non ho paura. Se apro il cuore è solo perché ho ancora un briciolo di fiducia nel genere umano.
E no, non cedo all’idea che si è soli.

“Leggero come la luce. Voglio portare luce. Voglio illuminare.”

Déjà-vu

E scriviamone. Perché ho come la sensazione che nel mio tentativo disperato di difendere il mio cuore, riesca sempre a farmi richiamare dal canto micidiale delle sirene verso orizzonti che semplicemente non esistono.

Se fossi meno desideroso di risposte e verità, riuscirei a vivere tutto senza aspettative, accettando ogni giorno il bene che mi arriva o il male che mi scuote.

Forse un giorno andrò lontano da qui. E sebbene il pensiero mi turba adesso, mi emozionerà poi liberandomi dalla melassa in cui mi sono imbrigliato, liberandomi dall’idea assurda che la felicità sia una meta possibile.

Giornate Solari

Mi sento ancora abbagliato dal Sole.

Fu come svegliarsi all’improvviso, tra i vicoli di Napoli, in un’estate diversa. Fu come riscoprire il sorriso, l’allegria della luce, la fortuna di poter condividere un pensiero o qualche sogno. Aprire finalmente le imposte, gli scuri tetri della noia, gli impacci di un amore ormai sbiadito, alle lame di luce del conforto, dell’empatia di chi anche solo col pensiero è sempre con te. E misteriosamente lo è al di fuori del tempo e dello spazio, senza un prima né un dopo.

Avevo sempre immaginato il centro di Napoli come il luogo perfetto di un amore carnale. Ma non avevo messo in conto che la bellezza asfissiante degli intarsi barocchi o dei freddi intrecci di marmo, o che le roventi mura di piperno, o l’odore abbozzato di incenso nelle chiese antiche disabitate, potessero invece portarmi la fortuna di un amico.

Estate ’12

Come back home.

C’è stato un tempo che non tornerà. Un tempo in cui tutto era meraviglioso. L’immaginazione era tutto, nell’attesa che la vita soffiasse l’anima nei sogni e li rendesse, prima o poi, presto o tardi, reali. C’è stato un tempo in cui si poteva guardare il sole tra i rami degli alberi spogli e sentire fortemente che tutto era al posto giusto, che la vita era lì ad un passo mentre si guardava la strada dal finestrino posteriore di una macchina. Sentieri innevati, case di legno, gli school bus gialli e neri che emanavano un’aura di certezza. Le buste di carta della spesa – help your mama when you get home. E il rumore dei carrelli che si scontrano leggeri nelle file. C’è stato un tempo in cui le scelte non avevano nulla a che fare con il tempo perché in fondo il tempo non esisteva. Il tempo era un’invenzione dei grandi. Il tempo era infinito perché infinita era la forza dell’immaginazione per cui spazio e tempo non erano altri che una delle possibili forme della realtà.

Quanto posso resistere ancora in questo mondo, in questa vita, quando so che non ci sarà mai nulla di più vero, mai nulla di più perfetto nella mia esistenza? Tutto ciò che è e sarà, sarà solo un pallido riflesso di ciò che fu. Questa vita si è subito portata via la gioia bruciando perfettamente in un giorno di Sole. Un fuoco che tornando al cielo ha lasciato un’anima vuota, orfana di riferimenti, con una teca di ricordi da onorare ed un messaggio indecifrabile: come back home.
Ed io, condannato a guardare al futuro attraverso gli occhi del passato, ho promesso un’assurda fedeltà al tempo, ed oggi non so più dove guardare. Oggi non so più quale sia la strada del ritorno.