Rumore

Le voci, le risa, i gesti. L’angoscia che tutto passi e si disperda. Ma anche il silenzio. Quello umano. Quello voluto. Di cose non dette, strozzate in gola. Quel silenzio intervallato dal respiro, segno inequivocabile di vita. E di lacrime. E di voglia di esplodere perché tutto si chiarisca, perché una volta per tutte la vita ti indichi la strada, togliendo la fatica, la difficoltà, l’ansia di cercare con gli occhi un segno, una luce, una via nel sole. Prima di perdere le forze. Prima che finisca il tempo.

Alla voce preferisco il silenzio. Lascia al cuore quella strana idea che qualsiasi cosa sarebbe potuta essere detta piuttosto che la certezza della banalità, l’imbarazzo della forma o la freddezza della cortesia.

Forse viviamo nel posto più rumoroso della nostra galassia. Ma tutto inevitabilmente non uscirà dai confini di questo pianeta.

Né le voci che furono, né i silenzi che mai vennero rotti.

“Fortune est par dessus les drois”

Il tempo, questo traditore.

Trascorrono i millenni, la storia si dipana in tutte le sue trame ma poi l’uomo resta sempre uguale a se stesso, oppresso dalle medesime paure, quelle più profonde che assillano l’anima, soffocano il cuore e annebbiano la mente. E si ritrova a combattere con i dubbi, con la transitorietà dei legami, con il terrore del destino che in ogni istante può traballare, cambiare, gettare tutto nel fango oscurando la luce, chiudendo tutti gli spiragli.

Ogni epoca ha il suo conforto. Ogni epoca ha il suo oppio.

Eppure io non trovo nessun conforto in quest’epoca. Nulla che possa mettere a tacere la ragione, o la fredda realtà delle cose. Tutto è rigorosamente spiegato. Tutto – anche se ignoto – è necessariamente legato a ciò che realmente è e null’altro può essere. Una dittatura della scienza che non lascia spazio a nessuna meraviglia, a nessun mistero.
E guardo con nostalgia all’uomo di ieri che ai dubbi di oggi replicava affidandosi alla sapienza delle sfere celesti e rimandava le risposte ad altro tempo.

guillaume-de-machaut
Chissà, mi chiedo se l’idea che da sempre l’uomo si dimeni per le medesime tribolazioni possa in qualche modo essere un conforto. Un modo per condividerne il peso.

La scienza ha facilitato la vita ed il suo fluire. Ma ha reso difficile accettare la morte.

Magnolia

Vorrei sorridere, vorrei perdere questi pensieri di morte che mi assillano. Vorrei tornare a fiorire incurante del tempo che passa. Non mi è mai importato nulla di invecchiare. Ho sempre avuto paura che gli altri invecchiassero, che tutto potesse all’improvviso passare e lasciarmi infinitamente solo. Forse è per questo che ho sempre cercato di schivare i legami. Perché ero già intrappolato da quelli ovvi e naturali che giorno dopo giorno affondano sempre più dentro di me come radici di magnolia, pur sapendo che arriverà il momento in cui un vento forte sradicherà tutto, lacerando la mia pelle, spezzando il mio cuore.