I riflessi della città

Si spengono le luci. Nella stanza buia si diffondono i riflessi della città. Il colore nostalgico dei lampioni. Il silenzio della strada che quasi si proietta sul soffitto. Gli occhi aperti brillano. Non dormo.
Un motore in lontananza, una portiera, poi il ritmico suono di passi. Un bel vestito probabilmente, e la borsa di cuoio e le chiavi, il foulard. Il portone che sbatte. E poi il nulla. Respiro.
Forse è solo la città, lontano da qui, altrove, in quei luoghi dove la vita batte sempre, dove il ritmo non si esaurisce mai. Se mi affacciassi ora vedrei la strada deserta, statica, scolpita nella luce arancione. Vedrei con gli occhi l’immobilità, il vuoto, gli spigoli definiti dei marciapiedi, le auto disabitate, le ringhiere metalliche, vedrei i fiori scoloriti sui balconi. Eppure ci sarebbe di più. In tutto questo ci sarebbe molto di più. Qualcosa di invisibile. Qualcosa che solo l’anima avvertirebbe. La traccia di ciò che è stato. La persistente presenza di tutti i pensieri passati di qui, in quest’angolo di strada. L’eterno meccanismo incastrato dal silenzio che si ripete di continuo. Un’eco che non si attenua mai se non quando è corrotta dalle prime luci del mattino: la vita che ricomincia.