Generazione.

C’è talmente poco in questa mia esistenza rinsecchita che oramai non riesco più a pensare. Sono talmente vuoto, talmente disilluso che si è spenta tutta la creatività, tutta la curiosità, tutta la voglia di esplorare la vita, l’umanità, i libri, le parole. Forse è la vecchiaia. Forse solo la mancanza di serenità. O semplicemente la delusione di non avere nulla di quello che speravo anche solo 10 anni fa. Per non parlare di 15. O 20. Trovare la forza di risorgere. In qualche modo. Da qualche parte. Trovando il coraggio di aprire le tende, spolverare le credenze, far entrare il Sole.

Ci sono sofferenze che non sopporterò già lo so. Distacchi che arriveranno (spero il più tardi possibile) e per quanto possa pensarci non ne sarò mai preparato. Ma allo stesso tempo non è giusto basare la propria vita sul distacco, sulla incapacità di gestire la paura di restare irrimediabilmente soli, ma più che altro sulla paura che tutto oramai sia diverso e che nulla potrà mai essere come prima come tanti anni fa quando tutto era facile e bellissimo… Eppure sono anni, forse 20 o 25 che le cose non sono più come prima. Forse ho perso anche la speranza.

Ma probabilmente è il momento di crescere. Perché a dispetto del mio aspetto, dentro me da troppo troppo tempo conservo la fragilità di chi ha appena perduto per sempre l’infanzia e si accinge a percorrere lande grigie, senza più colori, senza più sorrisi, senza più giochi, senza più dolori curabili soltanto con amore e certezza. Ma soprattutto conservo il terrore di chi deve condursi piuttosto che essere condotto.

Crescere purtroppo è abbracciare l’incertezza, crescere è non cedere al dubbio di aver sbagliato strada ad ogni bivio.

La mia generazione è una generazione maledetta non perché controversa, ma perché troppo appiattita dal benessere, da un ottimismo che oramai non ha più ragion d’essere.

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