Zeitgeist


Appena batte il tamburo di questa Canzone, ecco che la mia mente, il mio cuore e la mia anima fanno un balzo nel passato. E mi ritrovo nelle notti di inizio estate, o in quelle notti ancora calde di Settembre, quando in attesa dell’inizio della scuola si poteva fare ancora tardi, magari parlando al telefono, o guardando la TV… Quel silenzio della casa, il ronzio del televisore a basso volume, la brezza pulita e fresca della città che scandiva le ore notturne… Ecco Napoli. 1996. Perso nel mio mondo di libri. Libri contorti di cui, nonostante tutto, riuscivo a comprendere il sottile significato che silenziosamente si insinuava nel mio animo perché non c’era nulla che volessi di più che capire: dovevo conoscere la vita prima che fosse esplosa davanti a me cogliendomi impreparato.
E leggevo. Era la mia unica fonte di risposte, alla ricerca disperata di un segno, di un lampo che d’improvviso mi mostrasse tutto quanto, alla ricerca di una soluzione a tutti i miei turbamenti. Alla ricerca del momento perfetto, quello in cui tutto sarebbe stato splendentemente chiaro, e avrei dominato la città, avrei trovato l’amore quello che avrebbe ricucito ogni mia ferita, riscattato le attese, riscattato il dolore… Canzoni, mappe, romanzi, elenchi telefonici. Il cielo azzurro, un silenzio assordante. Il centro di Napoli mi avrebbe abbracciato nella sua arte, tra le sue chiese, tra tutti quei palazzi, quelle opere, quei colori che conoscevo intimamente, e che sembravano dare un senso a tutto ciò che sarebbe arrivato – perché sì, sarebbe arrivato, perché nel mio sguardo fiero non avrei avuto paura di nulla. Era solo questione di tempo e la città mi avrebbe restituito tutto. Tra una sigaretta, una birra, un lampione, piazza San Domenico, la scalinata di Santa Maria La Nova, l’aria di mare nelle notti di Luglio. Quel profumo estivo sarebbe stato il profumo del mio amore, il divertimento, le notti, la pelle, gli orgasmi, le lenzuola, tutto.

Prima o poi, presto o tardi, sarebbe arrivata la gioventù.

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