Les jeux sont faits.

Ricado stanco.

Eppure tutto evolve,
tutto ruota
tutti trovano
lentamente
la loro randomica
collocazione.

La mia roulette
non smette ancora di girare.
E resto immobile
sbalzato qua e là
[nel cuore,]
ad aspettare.

Immagine

[domenica, 13 Maggio 2007, from Nothing Can Be Done]

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Sorprendimi

Sorprendimi
come la Luna sorprende la notte
sorgendo all’improvviso tra i monti.
Sorprendimi
come nel buio delle strade di campagna
le lucciole d’estate
d’incanto ti indicano la via.
Sorprendimi,
prima che questo bagliore del tramonto
si spenga nel silenzio dell’oscurità
portando via con sé i colori della luce.

I’m So Very Tired.

Perché tutto è sempre sull’orlo del precipizio? Perché si passa dalla noia all’euforia per poi ricadere miseramente nella mediocrità dell’esistenza? Sono stanco. Sono maledettamente stanco. Io e tutto il resto sempre impauriti, impauriti dal guardare in faccia i veri contorni delle cose, di definire i colori, il bianco ed il nero; terrorizzati dal prendere una chiara posizione e schierarsi finalmente. Mi sembra sempre di camminare su un filo – io funambolo inesperto in cui tendo le braccia in cerca di un equilibrio che non trovo mai. Sempre io quello che si entusiasma per le cose che non interessano a nessuno, o si entusiasma per chi di quell’entusiasmo non se ne fa proprio nulla.

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Abnegazione. Questa è la parola che devo eliminare dal mio vocabolario. Troppe volte sempre pronto a mettermi da parte, sempre pronto ad annullarmi per un entusiasmo illusorio, per un entusiasmo che non trova sintonia.

Sì, entusiasmo, ἐνϑουσιασμός, avere dio dentro di sé… Ma quale dio? Quale?? Un dio pagano? Un dio alieno? Un dio sconosciuto che non desta ammirazione, che non desta stupore, né desta reverenza e nemmeno timore. Che me ne faccio della manifestazione dentro me di un dio che non vale nulla per nessuno??

Non cerco seguaci. Ma cerco un legame. Cerco questo cielo azzurro che oggi mi stordisce. Cerco il riflesso del sole sulle auto parcheggiate. Cerco quel profumo di primavera che mi fa venire voglia di sparire nella brezza. Cerco quelle parole, tranquille, serene, sussurrate, quelle parole che io non ho avuto paura di dire. Cerco quelle parole vane, suggerite di nascosto dal quel dio sconosciuto che mi porto dentro. E cerco un ritorno, quel momento in cui vorresti solo sentirti dire, “aspetta, fermo lì, non fare nulla, non preoccuparti, arrivo io da te”.

Yet Another Storm.

In queste notti più calde, dopo tanto trambusto del cuore, mi ritrovo di nuovo sulla mia zattera in balia del mare. Rispetto all’ordine ciclico della mia vita quest’anno non doveva essere così come si sta manifestando. Stranamente il disegno si scombina, cambia colore, e si perde il filo del discorso. Ma una trama c’è sempre, di questo ne sono certo. Solo che non possiamo vederla. Pedalo per trascinarmi avanti lungo il filo che mano a mano tesso, e da solo mi spingo attraverso foreste, deserti, cespugli di spine, prati fioriti, spiagge assolate, notti glaciali… E sanguino. Ad ogni passo perdo sangue. Goccia a goccia fino a che non ne resterà più.
E’ strano come il cuore si senta a casa in certe circostanze, con certe persone. E’ strano come aspettando il tempo giusto anche il cuore sia in grado di fare i bagagli e trasferirsi in una casa diversa. Dove di nuovo ovviamente non sarà il benvenuto, ma si sentirà comunque a casa per quel po’ di tempo che gli è concesso. Sì perché poi dovrà sfrattare di nuovo cercando di farlo anche in fretta per non arrivare a perdere la propria dignità.
E’ strano come l’amore che rappresenta il massimo della dignità che può esprimere il cuore dell’uomo, possa essere anche il mezzo attraverso il quale il cuore perde qualsiasi dignità. E la tentazione di lasciarsi calpestare è fortissima, perché la dignità dell’amore non diminuisce con la perdita della dignità della persona stessa. Questo perché cuore e mente sono due entità separate, che un tempo remoto, un genio o forse un pazzo ha deciso di mettere insieme in un unico essere vivente. In tempi lontani forse l’unione di queste enità assicurava il procedere naturale della vita. Adesso alimenta soltanto il terrore per cui tutto ciò che oggi riteniamo giusto, valido, vero un domani lo considereremo falso, sbagliato e irrispettoso.
Forse questa è la mia più grande paura, quella di guardarmi indietro e non riconoscermi più e non sapere più quale dei milioni di me sia in effetti il vero io.

22-Turner, La tempesta di neve [1842]