The Big (and Defective) Picture

La vita è un gioco di incastri. Non solo nella dimensione spaziale, ma anche nella dimensione temporale. Alcuni pezzi poi si incastrano nonostante non siano quelli giusti o quelli contigui. Si incastrano e spesso con difficoltà si riescono a prendere e a spostarli nel punto giusto. Anzi alle volte è impossibile perché la variabile tempo va sempre e soltanto avanti e non c’è possibilità di spostarsi da un punto all’altro se non nella dimensione spaziale. Allora nel quadro generale resta un vuoto, o un’immagine confusa, o un contorno completamente insensato. E resta lì. Il problema, o più probabilmente la bellezza di tutto questo è che in effetti, questi difetti dell’immagine completa si possono solo osservare da una certa distanza, e nella loro storica fissità, conferiscono una poesia ed un fascino inatteso che forse – chi lo sa – forse è più bello, più umano, più giusto del quadro perfetto.

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Words

Le parole pronunciate scorrono via come rami secchi su di un torrente ghiacciato.
Si avvicinano, ti passano accanto, ti sfiorano, ti graffiano e la corrente trascina tutto via.

Si allontanano e non le vedi più.

Ma ne restano i segni. I graffi sul viso, le foglie secche che volate via dai rami morti si sono ammassate sulla riva.

Fango e sangue. Questa è la parola.
Non sensazione, ma solo ferita.
Nulla di più.
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Pack up the moon and dismantle the sun.

Attimi brillanti come raggi di sole che all’improvviso ti accecano ma poi svaniscono per tornare chissà quando, per fuggire chissà dove. Tanti fotogrammi, scollegati, senza trama, senza senso, senza continuità… Vita dove sei? Vita, che per tutti questi anni ti ho cercato. Ed oggi non ho più la forza di sorridere, soprattutto quando vedo quanto immeritato è il sorriso e quanto è immeritata la serenità. E quando mi irrigidisco di fronte a ciò che mi appare irrispettoso, oggi non riesco a non pensare a quanto irrispettoso sono stato io, irrispettoso di fronte alla mia coscienza, di fronte a tutto ciò che mi sono illuso di poter controllare nella mia esistenza. Di fronte all’illusione di possedere un cuore che con l’aiuto della ragione potesse arrivare ovunque, anche negli abissi più profondi, anche all’orizzonte più estremo del mondo, o nella notte più nera, senza perdersi mai, senza mai disattendere la sua missione, il suo ultimo ed unico mandato, quello di amare immensamente, amare senza limiti, amare senza condizioni, spezzare le catene dei disturbi della psiche che di fronte a questo infinito non fanno altro che diventare sempre più agguerriti e sempre più invincibili. Questo cuore affaticato che sempre sbaglia o che puntualmente non viene mai capito.
Rido, sorrido, alzo le mie sopracciglie, incurvo il lato della mia bocca. Ma dentro, negli occhi, nel cuore, ho perso la mia fede. Ho perso quel po’ di fiducia che avevo conquistato, e ho perso la poesia, perché non c’è poesia se non so alzare la mia lanterna e fare luce. Se non posso riuscire a decifrare tutte le tessere del codice. E non c’è poesia se la mia gioia non è uguagliata dalla gioia degli altri, e non c’è vita se nel mio cammino non posso tendere le mani per salvare e per essere salvato.

“Pack up the moon and dismantle the sun”. For there’s no meaning left in the wake of my steps, only the crippling silence of a dull heart, the unforgiving ache of unspoken words.