E Ora?

E ora? E’ ora.
Fuge anima mea mundum. E tu ben mio rimanti in pace. E tu ben mio vattene in pace.

Ogni cosa mi riporta alla memoria scene, attimi, gesti, momenti dai quali non riesco a liberarmi e per i quali non posso non sentire l’urgenza della nostalgia e allo stesso tempo la colpa di essere stato colui che non ha saputo essere all’altezza.
Ma forse da oggi ricomincia la ricerca della felicità. Anche se dovesse passare tempo, dolore o altre lacrime legate agli eventi di oggi, o restare incastrata sotto i cieli stellati del New Mexico.

I will grab whatever my life offers. Good and bad. Because this is my story, my unwritten story. More or less known by the gods but untold. Unknown to men. Unknown to me.

IMAG1237cutmod

Fuge anima mea mundum. E poi ricominciare.

The Last Dance

Ho freddo in questa notte di fine inverno. Non dormo. Non riesco. E non ci provo nemmeno… Eppure – mi chiedo – non è possibile che io viva sempre tutto TUTTO con estrema intensità, con una estrema incapacità di accettare la realtà delle cose, il fluire del tempo, lo scorrere dei secondi. So che tutto questo è parte della mia crescita personale, del mio individuale percorso verso una consapevolezza maggiore, verso la conquista di un amor proprio che ancora non c’è, verso la conquista dell’indulgenza verso se stessi, verso il saper perdonare l’incapacità di non saper cogliere le occasioni, di superare i propri limiti in un tempo accettabile, e di non saper cogliere le scintille quando scoccano. E così ti ritrovi senza più il sorriso. Perché di sorridere alle cose frivole proprio non ti viene più di fronte alla difficoltà e alla precarietà dell’esistenza umana, di fronte all’incapacità di salvarsi, di salvare, di vivere, di amare in pace. Ma soprattutto sparisce il sorriso quando ciò che provi, ciò che vuoi e ciò che riesci a fare seguono tre punti cardinali differenti. E non c’è perdono. E non c’è mai l’occasione di un ultimo ballo.

La ruota gira sempre. Ma il suo raggio è infinito. E ciò che è stato non torna più.

Notturno (in Do# min)

Quando giunge la notte, non è possibile sottrarsi. Non è possibile sfuggire. Si possono solo chiudere gli occhi, ed attendere. Attendere che finisca, attendere che il silenzio scivoli via. Vedere, ascoltare, toccare… tutto perde di significato offuscato dal quel senso di disarmante terrore, quella voglia di trovarsi in un altro posto, in un altro momento, in un altro tempo… Non credo di riuscire più a tollerare l’andamento delle cose. Non riesco a tollerare la trama dell’esistenza, il male, il bene, la compagnia, la solitudine. Tutto ha solo un sapore amaro, tutto instilla istante per istante una goccia di veleno. Non tollero la crudeltà del destino che attanaglia qualcuno, o libera un altro. Non tollero un’esistenza che discrimina che rende tutti diseuguali, tutti diversi difronte al destino, di fronte alla gioia, di fronte al dolore, di fronte alla vita e di fronte alla morte. E non tollero questa notte che intanto lentamente ma con costanza mi svuota delle mie forze, della fame, del sonno, e di tutto ciò che mi servirebbe per attraversarla e superarla indenne. E invece vuole vedermi a terra, vuole vedermi strisciare, vuole vedere i graffi sulla mia pelle mentre mi trascino, mentre tutto e tutti intorno a me si muovono ad una velocità alla quale io non riesco e non riuscirò mai ad andare. Additato sarò come colui che non riuscì. Come colui che non ebbe coraggio, colui che non amò abbastanza, colui che si perse tutto e che restò inevitabilmente indietro a guardare e a chiedersi quali fossero i misteri dell’esistenza piuttosto che afferrarla, combatterla e sporcarsi di sangue. Da stanotte, sarò colui che striscia nella tenebra umiliato e ferito dalla mia stessa storia.

Disastri di Fine Millennio.

La musica adatta arriva sempre al momento opportuno. E tuttavia è solo rappresentazione del momento presente, mentre nulla dice sul futuro e su tutto ciò che ne consegue. Se si tenta di spingerne il significato oltre la sua portata, si rischia di fare solo molto rumore per nulla. In fondo chi di noi può davvero vedere il domani? Chi può intuire quella melodia che decripta gli oscuri arcani di tutto ciò che verrà? Infelice sarà colui che avrà questo potere. Vedere il proprio presente dissolversi e cambiare e sgretolarsi come dune nel deserto: quale oscuro piacere si può provare nel vedere tutto questo? nel vedere con gli occhi di oggi, ciò che sarà domani? In fondo ogni momento è quello che è perché sottende la nostra intima storia, il nostro tortuoso cammino che ha forgiato la forma dei nostri passi. Quando le circostanze si materializzano intorno a noi, quando tutto prende forma finalmente davanti ai nostri occhi, non è soltanto un caso. No. E’ il sublime richiamo di ciò per cui inconsciamente stiamo combattendo. Magari è doloroso, o magari è fantastico. Ma ecco, in ogni istante siamo sempre pronti ad affrontare il momento successivo perché consci che questa è la nostra storia e che è la nostra storia ad averci condotto qui, adesso, a queste circostanze maledette o benedette che siano. E non c’è fuga. Anche volendo, non si sfugge. Nessuno può sottrarsi alla propria storia. Non si può, semplicemente non si può, perché è ciò che ci traina, nel bene, nel male, nell’odio, nell’amore, nel silenzio, nella sofferenza. E le nostre scelte sono fatte tra tutte quelle che abbiamo a disposizione istante per istante. Quelle dettate dalla trama che stiamo percorrendo, quelle dettate da una volontà che autonomamente si astiene dal percorrere vie per le quali non siamo ancora pronti. E nessuno, NESSUNO può spiegarci o attribuire colpa ai nostri passi per il dolore, materiale o spirituale che sia, che incontriamo nel nostro cammino. Succede, e basta. Ma se succede noi siamo parte di esso. E’ parte del racconto, parte della trama, parte di quel percorso che quel filo invisibile, trainandoci, ci fa attraversare. E nonostante lo sconforto, nonostante la paura, nonostante la sofferenza possiamo farcela, sì, possiamo farcela perché se ci siamo dentro è perché è parte di noi, del nostro inimitabile universo. E così ad ogni passo che facciamo, azioniamo quel filo invisibile che ci spinge più lontano, più avanti, verso altri momenti sconosciuti, dialoghi ignoti, luoghi brillanti, sensazioni oscure, giardini incantati, veleni amarissimi, sentimenti infiniti o baratri senza fine.