Ébloui par le temps.

Quanto siamo incapaci di dare!… Incapaci di dare nel senso reale del termine e non nel senso di fare marketing di ciò che crediamo di essere e di ciò che crediamo di avere. Di queste ultime cose gli altri non se ne fanno davvero niente. E noi intanto ci illudiamo che invece siano quelle le cose importanti da proporre per avvicinarci disperatamente al mondo, a quella sensazione di non essere immersi in una bolla di solitudine.
Mi odio quando sono superficiale, quando cerco di essere ciò che non sono, quando faccio finta di apprezzare cose che a me non interessano solo perché vivo immerso in una società. E allora passo dall’omologazione al sentirmi diverso, e poi inadeguato e poi di nuovo disperatamente alla ricerca di un appiglio, di un piano di appoggio che sia più o meno condiviso dagli altri soltanto per non sentirmi davvero solo. Ma troppo spesso ultimamente sento di venir meno ad un’idea, ad un sogno, ad una definizione quasi magica che ancora si nasconde in un angolo oscuro di questa mia anima oramai quasi del tutto inaridita, forse già incapace di riprendere la corsa e volare alla ricerca di quel cielo che mi sfugge e che tocco ogni giorno per lo meno col pensiero.
Il tempo fa la sua parte. Ci rende indolenti annullando ogni transitorio. Lo spettro dell’abitudine, lo spettro che è tutto qui, che non c’è più nulla da fare, più nessun’altra tappa da raggiungere, nessun progetto. Nascere, crescere, studiare, diventare adulti, lavorare….poi?
L’amore romantico non esiste. Esiste solo se condiviso. Ma decade all’istante se uno dei due non ha fede. E si spegne quando il tempo ci passa sopra con la sua inesorabile pressa. E non si rinnova se non c’è modo di pizzicarne una qualsiasi corda, di spezzare il quotidiano, di far vibrare in un modo differente il cuore.

E così nel silenzio la vita perde di significato e si spegne nel bagliore di una luce bianchissima ed intensa. E sebbene a metà, essa è già finita.

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Anytime Soon.

Estate.

Calore pazzesco mentre preparo le mie cose per un viaggio improvviso, inaspettato, lontano. Al Sole apro le braccia nella brezza mentre cammino lungo la mia strada e Lucinda Williams risuona nella mia testa. Note occidentali, ardenti di sud, di terreni aridi e mari caldi. Inconsapevole ma inconsciamente preparato, sto per ritrovare la mia vita, quella che da tanto cerco, quella che oggi sto perdendo di nuovo.

Waikiki.

Ho preso un drink. Non so nemmeno che cosa sia. Forse una birra ghiacciata o forse qualcosa di più forte. Ma sono stato me stesso. Anche quando mi hai offerto una sigaretta. Avrei potuto benissimo accettare ma invece sono rimasto col sorriso, intrecciato in quel nostro gioco di sguardi e ti ho semplicemente accompagnato fuori dove tutti gli altri si raccoglievano per fumare. Di quella sera forse al di là delle parole ricorderò sempre la penombra, i luccichii nei nostri occhi complici, il riflesso del tramonto tropicale, la quiete del nostro mondo mentre tutto il resto balla al primo piano di quel bar. E’ strano come ci si possa riconoscere anche quando ci si trova all’altro capo del mondo. Bastano poche parole, bastano gli occhi, basta un secondo ed ecco che all’istante si parla la stessa lingua, e l’universo circostante si zittisce perché non sono più le orecchie ad ascoltare.

Notte.

Percorro l’ultimo tratto di Kalakaua Avenue mentre la brezza spira tra le palme portando con sé l’odore notturno del mare. Non riesco a formulare pensieri. Sento forte un’urgenza improvvisa che riempie tutti gli spazi della mia mente. Sono solo cosciente del fatto che qualcosa dentro me finalmente è cambiato. Sono consapevole che con ogni probabilità di lui non sentirò più parlare e non sono nemmeno certo che quello strano appuntamento tra le strade di San Francisco possa davvero concretizzarsi. Ma ciò che davvero brucia la mia anima è la sensazione che inaspettatamente sia arrivato il momento in cui tutto non sarà mai più come prima. Imbocco Ala Moana Boulevard e attraverso le aiuole nel silenzio più assoluto della città. La vita ha più senso adesso. Tutto acquisisce un colore, un’energia, un significato. Perfino quell’improvviso rumore sordo che risuona quasi come un colpo di cannone sparato a chilometri di distanza nel cuore della notte. Un secondo di silenzio. E poi un sibilo crescente. Un rumore rilassante e tranquillo di acqua corrente.

Resto lì, fermo, con le braccia distese, nella notte di Honolulu mentre gli irrigatori notturni rinfrescano le piante tropicali e l’essenza della mia anima finalmente rinasce.