Macadamia Nut Brittle.

Ok non capisco niente di teatro. Specialmente di teatro contemporaneo. Ma mi ritengo una persona capace di ragionamento. Un osservatore più o meno attento della realtà. E capace pure di lasciarmi andare ad una vena artistica. Sono figlio della mia generazione, questa generazione senza orientamento, senza futuro, senza un progetto di vita, indipendente ma pur sempre attaccato alla famiglia. Forse rispetto ad altri miei coetanei sono parzialmente più fortunato (lavorativamente) ma socialmente più diciamo così sfortunato perché parte comunque di una minoranza. Essere gay oggi nonostante tutte le aperture è sempre qualcosa che tappa la tua bocca in molte circostanze e soprattutto ti espone a facili offese che sebbene non siano rivolte direttamente a te, ti offendono sempre e comunque.
Detto questo, passiamo allo spettacolo che dà il titolo a questo post. Macadamia Nut Brittle. Il gelato di Häagen Dasz che nessuno conosce. Ma fa tanto radical-chic. Ok stop. Non voglio sparare giudizi a cazzo. Voglio essere oggettivo. Per quanto riesca in una specie di recensione.
Iniziare con una scritta LOVE e movimenti ossessivi stile assistente di volo al ritmo di un coito epslicitamente omosessuale lascia un attimo col sorriso sulle labbra. A dire il vero mi sono ritrovato ad apprezzare i movimenti ma a ritenere vecchia e obsoleta l’idea dell’audio da film porno e la scritta LOVE che fa il verso al movimento hippy. Diciamo che il tema del sesso in tutto lo spettacolo si ripropone sempre in modo già visto e sentito. Tra teatro, tv, film. Gli attori sono discreti ma si trovano incastrati in ruoli stereotipati. Non sono adolescenti. Assolutamente. L’adolescenza passionale e problematica è una forza della natura, è un vento di freschezza che qui assolutamente non c’è. Sono dei quasi trentenni il cui modo di fare si basa su uno stereotipo dei nostri tempi. Ed è troppo facile snocciolare frasi ad effetto sull’amore, sul sadomasochismo, sull’abbandono. Come è troppo facile indugiare sul sesso occasionale. Sono 30 anni appunto che non si parla di altro.
Trentenni senza meta dunque, confusi dalle serie TV, sognatori ma troppo accidiosi ed impediti dall’attuale società a trovare un ruolo, una posizione, il senso reale della responsabilità. Ecco il messaggio – interessante non posso negarlo – che di certo passa e arriva allo spettatore, ma 2 ore di spettacolo sono un po’ troppo per dire qualcosa di già detto. Gli attori sono bravi, si muovono bene, recitano bene. Ma nessuno di loro riesce a mostrare davvero la propria capacità di comunicare (a parte in brevi momenti). Per il resto del tempo si ritrovano a dire banalità, frasi fatte. Intermezzi senza motivazioni. E momenti in cui si sorride. In altri invece lo spettatore dovrebbe sentirsi sbattuto a terra con forza dallo stridore di certe urla che squarciano la notte. E invece lo spettatore si ritrova a chiedersi, perché? Cosa c’è dello spettatore nel personaggio?
In alcuni momenti ho temuto di essere io il diverso, colui che non si rispecchia in ciò che è rappresentato. Un certo pubblico è entusiasta di questa messa in scena. Mi chiedo, tutti drogati di serie TV, sognatori-perditempo, e “sessuomani” in cerca del piacere facile? Quello che è certo è che è uno spettacolo italiano. In tutto. Dalla sceneggiatura alla realizzazione. Dagli attori al messaggio che tenta di comunicare. Ho apprezzato il tentativo (mal riuscito forse per paura di perdere pubblico) di dare spazio al legame familiare. L’amore madre-figlio. Ma poi finisce là. Si spegne. Si spegne nel messaggio – che generalmente condivido – della mancanza universale ed atavica dell’amore.
Cosa avrei voluto vedere? Una rappresentazione più realistica. Meno borghese. Meno radical-chic.

Forse i giovani di oggi sono molto soli ma non è così vero che sono così “persi”.

Ecco se fosse durato pochi minuti sarebbe stato più immediato ed efficace.

TaLento

Dicono che tutti ne abbiamo uno. Da qualche parte. Forse. Nascosto.

Io sono anni che lo cerco. Semplicemente non lo trovo. E’ incredibile come in ogni cosa, qualsiasi cosa, trovi sempre qualcuno che ha quel guizzo in più, quella mente più pronta e attenta che vede oltre e ti fa capire quanto indietro tu sia. E quanto lontano da quel talento… E’ strano, da quando ho lasciato la scuola la mia mente è divenuta una specie di labirinto in cui ogni cosa diventa difficile da trovare, in cui ogni idea è nascosta, ogni collegamento spezzato, un mare di Errori 404.